Il Belpaese oltre il dogma – Federico Tulli, Left (settembre 2026)

C’è un’Italia che cambia più velocemente della politica che dovrebbe rappresentarla. È forse questo, più ancora della critica alle religioni, il filo che attraversa A ragion veduta. Vent’anni di mondo osservato dall’Uaar, il volume edito da Nessun dogma curato da Roberto Grendene segretario nazionale Uaar, e da Valentino Salvatore, membro del comitato di redazione della rivista Nessun Dogma, con prefazione di Raffaele Carcano, direttore editoriale della rivista. Quasi quattrocento pagine che raccolgono una selezione di articoli e approfondimenti pubblicati sul blog “A ragion veduta” dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti.

Letti oggi, questi testi compongono una storia italiana vista da un punto di osservazione che il discorso pubblico continua spesso a considerare laterale: quello di atei, agnostici e di chi pretende che lo Stato non assuma come propria la morale di una confessione. La forza del libro curato da Grendene e Salvatore sta qui.

La laicità non è una disputa astratta ma una questione concreta che attraversa la vita quotidiana di tutti noi: scuola, sanità, aborto, fine vita, libertà di espressione, finanziamenti pubblici, crocifisso, ora di religione, diritti delle donne e delle persone Lgbtq+.

Le quattro sezioni - Cultura e società, Dal mondo, Filosofia e religioni, Laicità e diritti - mostrano che lo sguardo non si esaurisce nella resistenza al clericalismo italiano e alle tossine che produce. La critica e l’analisi investono il fondamentalismo islamico, il patriarcato alimentato dai monoteismi, le persecuzioni dei non credenti, ma passano in rassegna anche alcune celebri (e improbabili) «infatuazioni» della sinistra occidentale per leader religiosi, quella nostrana su tutte nei confronti di Bergoglio (ma ce n’è anche per i dimenticabili «marxisti ratzingeriani»).

A ragion veduta è un libro militante e non finge neutralità. La scrittura è spesso polemica, ironica, corrosiva; qualche giudizio porta i segni dell’urgenza in cui nacque. Ma la distanza temporale produce un effetto rivelatore. Questioni denunciate dieci o quindici anni fa - dalle applicazioni della sussidiarietà che hanno favorito il finanziamento di realtà confessionali, ai costi dei sacerdoti e delle suore negli ospedali, fino agli ostacoli all’attività alternativa all’ora di religione nella scuola pubblica - non appartengono a un’Italia scomparsa.

Eppure nelle pagine si registra anche un movimento opposto. Già un sondaggio Doxa-Uaar del 2014 descriveva un Paese in cui il distacco dall’appartenenza religiosa era già significativo.

Un’Italia reale, dunque, che si muove più rapidamente delle sue istituzioni. Ed è significativo che il volume si chiuda con «Esonerato sarà lei», articolo di Grendene su una parola che tradisce un retaggio: non ci si «esonera» dall’insegnamento della religione cattolica, si sceglie se frequentarlo oppure no. A ragion veduta funziona così anche come archivio delle resistenze italiane alla secolarizzazione. Ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto come un catalogo delle «clericalate» che quotidianamente ci propinano politica e istituzioni genuflesse di fronte al prete o al monsignore di turno. La domanda che resta è più politica: perché una società che cambia continua a essere rappresentata da istituzioni tanto più prudenti, arretrate, talvolta subalterne? E qui che il libro incontra il presente. Laicità non significa guerra alle fedi, ma costruzione di uno spazio comune nel quale nessuna possa limitare la vita degli altri. Vent’anni di cronache documentate dalla Uaar mostrano quanto quella battaglia sia ancora aperta e necessaria.

Federico Tulli

Recensione pubblicata su Left (settembre 2026)